Novità in casa Yamaha

In sella, si parte! - Foto di © Adam Gregor - Fotolia

In sella, si parte! - Foto di © Adam Gregor - Fotolia

La casa giapponese Yamaha porta al pubblico italiano in questo inizio del 2013 una interessante novità a due ruote nel segmento dei 50cc ed una promozione per alcuni scooter con cilindrata superiore. Vediamole subito!

Si parte con il Neo’s 2T Easy, cinquantino grintoso con un grande livello qualitativo nelle prestazioni e nei materiali impiegati, pur con un prezzo assolutamente accessibile: poco meno di 1.500 euro. Il modello è un aggiornamento del Neo’s due tempi, popolare scooter Yamaha 50 che anche sulla nostra Penisola ha conquistato tantissimi giovani e meno giovani; lo si trova ancora usato ad esempio su www.annunci.ebay.it.

Le caratteristiche vincenti del Neo’s sono state mantenute in questa nuova edizione: facile da guidare, design della carrozzeria di carattere ed aerodinamico, vano sottosella spazioso tanto da poter alloggiare un casco integrale. Ad essere cambiata è la strumentazione di bordo – tachimetro e indicatore del livello di carburante – che da digitale nel 2T Easy passa ad essere analogica. I nuovi cerchi sono in acciaio, montati su maxi-pneumatici da 12 pollici, ed insieme alla forcella telescopica e agli ammortizzatori la guida sull’asfalto cittadino, spesso irregolare, scorre via liscia. Arriverà in Italia ad aprile.

Quanto alla promozione, la casa di Iwata ha deciso di festeggiare l’arrivo della primavera con un forte sconto di 400 euro sugli scooter Xenter 125 e 150, già di serie equipaggiati con bauletto in tinta e parabrezza alto con i paramani integrati, perfetto anche in caso di vento e pioggia. Un bel risparmio, che si traduce in un prezzo di listino a partire da 2.390 euro. Vi è inoltre la possibilità di accedere ad un finanziamento a tasso zero in 30 mesi. Lo Xenter si può anche provare con l’iniziativa “Xenter: provalo un giorno, vincilo per sempre” fino al 31 di ottobre. Chi prenota la prova potrà avere lo scooter per 24 ore e testarlo di persona; ogni mese poi un fortunato estratto lo potrà vincere!

Mercato moto 2012 in Giappone

Se l’Italia soffre per il calo costante delle immatricolazioni di due e quattro ruote, neppure il Giappone ride. Secondo i dati divulgati da JAMA – Japan Automobile Manufacturers Association, le esportazioni si sono ridotte nel 2012 del 5,1%. Un dato rilevante, per il quale però occorre tenere a mente che è relativo al solo Giappone; vale a dire che non vengono conteggiate le cifre relative agli impianti di produzione dislocati in Cina o in altri Paesi.

Export giapponese - Foto di ©panthermedia.net/ Radu Razvan

Export giapponese - Foto di ©panthermedia.net/ Radu Razvan

Le unità esportate lo scorso anno sono state 479.163; nel 2011 erano 504.985. Per capire questa cifra facciamo un confronto con il 2004, quando vennero esportati 1.415.140 pezzi: il calo è stato a dir poco drastico e spalmato su pochi anni.

Quanto alle destinazioni delle esportazioni, Stati Uniti ed Europa sono i principali acquirenti di motociclette made in Japan, avendo rispettivamente assorbito il 38,4% e il 34,1% dell’export. Seguono Sud America con il 9,1%, l’Oceania con il 7,3%, l’Asia con il 4,9%, e fanalino di coda il medio Oriente con l1,2%.

Le “quattro sorelle” del Sol Levante – Honda, Suzuki, Yamaha e Kawasaki – hanno esportato nel complesso 155.087 pezzi, e, tranne Kawasaki, hanno tutte aumentato le unità prodotte. Il quadro generale però vede una riduzione dei volumi di produzione del 6,9% in confronto con il 2011. Le categorie di motocicli più colpite sono state i 125cc e i 50cc, mentre le cilindrate superiori ai 125 e gli over 250cc hanno visto un incremento di oltre il 20%.

La JAMA resta comunque fiduciosa nell’effetto dell’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Giappone, il quale abolirà i dazi sulle due ruote importate. Un accordo decisamente malvisto dalle case produttrici europee, che denunciano la messa in pericolo di migliaia di posti di lavoro se i prodotti giapponesi invadessero i mercati.

Honda

Come si sa, la passione per le moto in Giappone è molto radicata. Dedichiamo questo articolo alla Honda, a una delle quattro sorelle del Sol Levante (Kawasaki, Suzuki e Yamaha).

Immagine: © William - Fotolia - moto

Immagine: © William - Fotolia - moto

La storia della casa giapponese Honda risale al 1948, quando a Tokyo venne fondata da Soichiro Honda la casa motociclistica e automobilistica. Il fondatore aveva in precedenza iniziato un’attività di costruttore di pistoni e di altre parti meccaniche diventando ben presto uno dei principali fornitori della Toyota. Dopo la Seconda Guerra Mondiale Honda ebbe un’idea geniale, quella di montare un semplice motore di piccola cilindrata su un telaio di bicicletta. Così il costruttore realizzò una moto molto conveniente (in seguito alla guerra le condizioni economiche dei giapponesi erano pessime) e un mezzo di trasporto semplice da poter utilizzare quotidianamente in città. Grazie a questa invenzione l’azienda nipponica divenne velocemente nota in tutto il Paese. La società Honda proseguì la sua strada variando la produzione e introducendo via via numerosi altri modelli di ciclomotori e motociclette. Fin dagli anni Sessanta Honda cercò di conquistare non solo il mercato motociclistico giapponese, ma anche quello internazionale, che fino ad allora era dominato dalle aziende inglesi e italiane. La Honda ottenne rapidamente un ottimo successo diventando già negli anni Settanta il maggior costruttore al mondo di veicoli a due ruote. A partire dal 1960 la Honda iniziò anche a produrre autovetture dedicandosi inizialmente solo al mercato giapponese e poi internazionale. La Honda divenne soprattutto famosa come produttrice di autoveicoli grazie alla sua partecipazione alle competizioni automobilistiche di Formula 1. Oggi la Honda con una produzione annua di oltre 14 milioni di motori si colloca al primo posto nella classifica mondiale di costruttori.

Museo Yamaha

La casa Yamaha produce dal 1954 motociclette, dopo essersi affermata in tutto il mondo come produttrice di strumenti musicali, iniziando con la 125 a due tempi, la DKW RT. Il corso della casa giapponese è segnato da grandi successi fino alla costruzione di una bicilindrica, la Adler MB 250, che riuscì a conquistare anche l’America. Anche nel settore della corsa la Yamaha ha presto riscosso il successo sperato, ricordiamo a tal proposito la bicilindrica 350 alle 200 miglia di Daytona, o le TZ quadricilindriche che hanno dominato il trofeo FIM Formula 750.

©panthermedia.net/Peter Burggraf

©panthermedia.net/Peter Burggraf

Moto entrate nell’immaginario collettivo, tanto che a Bologna è stato aperto a Villanova di Castenaso dal collezionista Pierluigi Poggi un museo dedicato proprio ai modelli Yamaha. Sessanta i modelli da competizione esposti, in un lavoro certosino e appassionato, riconosciuto dalla stessa casa nipponica che ha fornito il museo di due nuove moto GP. Tra le moto della collezione troviamo la Adler M 259, il cui motore derivava dalla prima bicilindrica. Prodotta inizialmente tra 1900 e il 1907 a Francoforte, si evolve poi in una 98 e poi in una 125 dopo la seconda guerra mondiale.

La M 250 nel 1953 erogava 12 cv, per poi salire a 16 cv e a 18 cv nel 1957. La fabbrica di Francoforte si dedicherà in seguito alla costruzione di macchine da ufficio, diventando la Grundig. Altra moto esposta é la TD 2B, prodotta nel 1971 è un classico delle moto con 47 cv a 11000 giri al minuto e il suo freno a tamburo a quattro ganasce. Di tempi più recenti è la moto GP del 2004 di Valentino Rossi e del 2005 la moto Gp con la verniciatura di tipo Kenny Roberts. Una visita al museo è un must per tutti gli amanti della Yamaha e delle moto più significative di sempre.

Kawasaki 500 H1

Il marchio Kawasaki è legato al mondo delle motociclette che in Italia furono importate agli inizi degli anni Settanta. La Kawasaki Heavy Industries produce oltre che moto anche fuoristrada, treni, trattori e velivoli militari, ma comunemente si identifica il nome con il mondo delle due ruote. Mitica rimane la Kawasaki 500 H1 Mach III che fu uno dei primi modelli con motore a due tempi e che all’epoca assicurava delle prestazioni molto elevate, sia in termini di velocità che di accelerazione. Una moto che al di là dei limiti dell’epoca aprì la strada a tutta una serie di modelli di moto sportive, sconosciute sino ad allora, dato che il mercato era dominato dalle due ruote italiane e inglesi.

©panthermedia.net/vishnukumar sivaraman

©panthermedia.net/vishnukumar sivaraman

La 500 H1 fu prodotta in otto serie e la produzione andò dal 1969 al 1977. Tecnicamente la moto era costituita su un telaio a doppia culla chiusa con sospensioni telescopiche e impianto frenante a tamburi. Il motore era costituito da un albero primario composito, ruotante su 6 cuscinetti di bianco, mentre la lubrificazione era assicurata da un miscelatore con serbatoio separato. L’accensione era elettronica di tipo capacitativo per il mercato americano o accensione a spinterogeno per il mercato europeo, salvo quello italiano ove era possibile avere anche l’accensione elettronica. I limiti erano legati al raffreddamento, che non consentiva un uso in città continuato. Ciononostante la moto ebbe un grande successo sia per il design, che per il prezzo abbastanza contenuto. Milioni di fans si legarono indissolubilmente alla moto, esaltandosi nell’impennata dovuta alla poca aderenza della ruota anteriore sul terreno, perché il motore era arretrato rispetto alla sua posizione normale. Una moto che ha fatto la storia delle due ruote e che ha subito diverse modifiche nel corso della sua evoluzione fino al 1976, anno della ottava e ultima serie, che non venne però più importata in Italia.

Suzuki

La casa motociclistica Suzuki venne fondata nel 1909 a Hamamtsu in Giappone, dove risiede ancora, nonostante nel 2010 il 19,9% del suo pacchetto azionario venne acquistato dalla Volkswagen, ceduto nuovamente l’anno dopo. La Suzuki produsse alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale anche autovetture e tuttora vari sono i fuoristrada prodotti dalla casa nipponica.

© onewayphotograpy - Fotolia

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Le moto saranno prodotte a partire dalla fine del conflitto, prima di questo infatti la produzione era limitata a motori che andava poi a equipaggiare altri mezzi. Già nel 1954 la Suzuki era in grado di realizzare ben 6.000 moto al mese, all’inizio erano dotati di motori a due tempi, fino all’innovativo motore a quattro tempi con la presentazione dei modelli GS. Punta di diamante della produzione giapponese fu la Bandit, una moto che inaugurò nel 1990 insieme alla Ducati Monster, l’era delle moto cosiddette naked, quei mezzi cioè che univano alle ottime prestazioni, prezzi competitivi e una manutenzione piuttosto facile. Inizialmente la Bandit veniva prodotta con un motore di tipo SACS, ovvero raffreddato a aria o olio, in seguito all’inasprimento delle norme antinquinamento si è passati nel 2006 al motore raffreddato ad acqua. Alla Suzuki va anche il merito di essere stata tra le prime case produttrici, quella che impiegò agli inizi degli anni Ottanta dei materiali super leggeri, andando a diminuire notevolmente i costi di produzione e di trasporto. Da un punto di vista delle competizioni sportive la Suzuki vanta sei titoli in classe 500e una vittoria Superbike nel 2005. Nel cross la Suzuki ha portato a casa 5 titoli nella classe 500 e 13 in quella 125. Nel Motomondiale i successi sono stati piuttosto limitati nella classe MotoGp fino ai miglioramenti apportati alla cilindrata 800 che ha consentito alla casa nipponica di conquistare il primo posto durante il quinto GP del 2007.